Stilo. La Cattolica

La Vallata dello Stilaro

Il fiume Stilaro, che ha origine dal Monte Pecoraro, dà il nome alla vallata in cui scorre sul versante ionico nell'estremo lembo della Provincia di Reggio Calabria. Nel comprensorio alto, a monte della zona Vignali, una discreta piovosità assicura la presenza d'acqua che consente di conservare una ricca vegetazione arborea. Il comprensorio basso, escluso dall'afflusso di correnti umide e temperate, più frequenti nel versante occidentale tirrenico, è soggetto a scarsa piovosità. Il fiume, che nella parte pianeggiante in epoca magnogreca era anche navigabile, si è tramutato in fiumara, con i suoi larghi e sabbiosi alvei.

Cascata del Marmarico

Nel percorso altomontano il vallone Folea e il torrente Ruggero confluiscono nello Stilaro, dopo una serie di cascate, a volte alte anche venti-trenta metri, che, prcecipitando nei dislivelli, formano pittoresche e profonde pozze (gurne). Il primo passa accanto ai fabbricati della Ferdinandea e precipita poco dopo, su un gradino geologico di circa centoventi metri, formando la superba e spettacolare cascata del Marmarico, una delle più alte d'Italia, meta di numerosi escursionisti e turisti. Il secondo, ricco di salti d'acqua, alimentava la dimessa centrale idroelettrica di Gurna da Coddara, la cui ardita condotta forzata, ancora visibile, percorre il crinale tra i due valloni. Rimpinguato dalle innumerevoli sorgenti, questo fiume, si trasforma in gorgogliante corso d'acqua che, celato a volte nella macchia più fitta, solca rapido il fondo della valle. Un dislivello, nel tratto medio alto del fiume che prende la forma di ferro di cavallo, ha consentito, agli inizi del XX secolo, l'installazione della centrale idroelettrica di Bagni di Guida.

Fin quasi nei pressi dell'abitato di Bivongi, le acque scorrono fra strette gole, il cui greto è cosparso di grossi macigni granitici rotondeggianti. Su questo percorso esistono ancora, ben conservate, oltre le strutture delle due menzionate centrali idroelettriche, i caseggiati dello stabilimento termale di Bagni di Guida, per l'utilizzo, a scopi terapeutici, di acque alcaline sulfuree, nelle cui vicinanze permane ancora il toponimo Acque Sante.

Nei pressi del promontorio di Perrocadi si apre un ampio greto (calatro) pianeggiante, che sinuosamente, sempre più allargandosi, salvo a restringersi tra il Consolino e il Petracca, raggiunge il mare nei pressi di Monasterace Marina. In questo tratto del fiume, nel periodo estivo le acque s'insabbiano, riaffiorando qua e là dove l'alveo roccioso le riconduce in superficie.

Le montagne scoscese o boscose dell'alta valle, cosparse d'aree adibite a coltivazioni e costellate da non rari casolari, lasciano il posto alle alate e meno impennate colline verdeggianti d'uliveti e vigneti, nei due costoni che fluiscono verso il mare, estendendosi nei pianeggianti terreni forti coltivati prevalentemente a grano. Orti e giardini per ortaggi e agrumeti, molto frequentati fino a metà dell'ultimo secolo del secondo millennio, fiancheggiavano tutto il percorso dello Stilaro, invasi anche dai numerosi alberi di gelso, le cui foglie nutrivano il vorace baco da seta.

Panorama di Bivongi

Sulla destra idrografica, dove l'impennato affluente Melodare sbocca nello Stilaro, sorge l'abitato di Bivongi. Al di sopra si scorgono le prime abitazioni di Pazzano con ben in vista, sulla sommità della Cuccumella, la svettante croce di Montestella. Sulla sinistra, quasi di fronte a Bivongi, là dove un ponte unisce le due sponde, si stagliano nell'azzurro del cielo i ruderi del monastero degli Apostoli che, in questo lungo percorso, sono l'unico testimone visibile dei numerosi luoghi di culto, che costituivano una vera tebaide nella lunga vallata. Superate le curve di Acqua Calda, Stilo che ha dato il nome al fiume, te lo ritrovi alle spalle, arroccato alle falde sud est del Consolino, sulla cui sommità si intravedono i ruderi del castello. Dall'osservatorio di Pannara, ruotando a 360 gradi lo sguardo, nella panoramica rappresentazione ad occhio di bue, si inquadra il rude e distensivo paesaggio tipico della Calabria: dalla gola di Cacari lo sguardo s'insinua, inerpicandosi nella zona collinare, fino alle falde boscose dell'alto Appennino; di fronte s'attesta, sovrastando il centro abitato di Stilo con la sua Cattolica e il cupolone della chiesa di S. Domenico, il massiccio dolomitico di rocce calcaree del Consolino; lo sguardo si allunga poi dolcemente nell'apertura orientale verso il mare, fino a perdersi all'estremo orizzonte sulle acque azzurre del mar Jonio. È la vallata dello Stilaro, ricca di natura e di storia.

Damiano Bova O.P. in Bivongi, Nella Valle dello Stilaro