Serra San Bruno, Il laghetto delle penitenze a S. Maria del Bosco nei pressi della Certosa

San Bruno di Colonia

Nato in Germania nel 1030 e vissuto poi tra il suo Paese, la Francia e l'Italia, dove morì nel 1101, Bruno o Brunone, professore di teologia e filosofia, sceglie ben presto la strada della vita eremitica.

Trova così sei compagni che la pensano come lui e il vescovo Ugo di Grenoble li aiuta a stabilirsi in una località selvaggia detta «chartusia» (chartreuse in francese). Lì si costruiscono un ambiente per la preghiera comune, e sette baracche dove ciascuno vive pregando e lavorando: una vita da eremiti, con momenti comunitari. Quando Bruno insegnava a Reims, uno dei suoi allievi era il benedettino Oddone di Châtillon.

Nel 1090 se lo ritrova papa col nome di Urbano II, che lo sceglie come consigliere. Ottiene da lui riconoscimento e autonomia per il monastero fondato presso Grenoble, poi noto come Grande Chartreuse.

In Calabria nella Foresta della Torre (ora in provincia di Vibo Valentia) fonda una nuova comunità. Più tardi, a poca distanza, costruirà un altro monastero per la vita comunitaria.

È il luogo accanto al quale sorgeranno poi le prime case dell'attuale Serra San Bruno.

Le carbonaie "alla serrese"

Il settore della carbonificazione impegnava decine di famiglie che tramandavano di padre in figlio le abilità della scelta del legno e della composizione degli "scarazzi" fino alla fase ultima della realizzazione del carbone. 

A distanza di secoli, ancora oggi, nei boschi delle Serre, è possibile individuare gli "scarazzi" fumanti, i covoni di legna accatastata e coperti di paglia bagnata e terra, che permettono la completa disidratazione e la piena cottura del legno e che porterà alla carbonizzazione. E' una procedura lunga e paziente che deve essere seguita per circa venti giorni, mentre ne occorrono circa dieci per l'accatastamento geometrico della legna. 

Il lavoro dei carbonai è, certamente, molto sacrificato, senza sosta e senza cognizione temporale tanto da richiedere una turnazione anche notturna e per questo coinvolgente l'intera famiglia. 

Così tra fumo e polvere nera, trascorrono trenta lunghi giorni prima che il carbone, ormai pronto, possa raggiungere nei sacchi di iuta le più lontane destinazioni.

La fabbrica di cellulosa

L'infelice epilogo dell'esperienza imprenditoriale di Achille Fazzari, responsabile nel 1880 della chiusura delle Ferriere di Mongiana, ha finora indotto a credere che in quell'anno sia terminata l'attività industriate che aveva caratterizzato per secoli il comprensorio delle Serre Calabre. 

In realtà terminò solo l'estrazione mineraria, si arrestò la marcia degli altiforni, ma continuò, e per giunta a ritmo sostenuto e con picchi d'eccellenza, lo sfruttamento delle risorse forestali.

Negli ultimi decenni dell'Ottocento, a iniziativa del conte Giuseppe Fabbricotti, esponente di una nota famiglia di imprenditori toscani, prese forma nel territorio di Serra San Bruno un polo industriale di tipo chimico-forestale di assoluta avanguardia che, all'epoca, non aveva l'uguale in Italia.

Sulla Fabbrica di Cellulosa di Serra si catalizzò l'interesse del mondo imprenditoriale e politico, dei tecnici del settore della carta e dei giornalisti della stampa specializzata.

Nel commentare la nascita degli impianti, la prestigiosa rivista tecnica «L'INDUSTRIA», edita a Milano, mise in evidenza elementi d'avanguardia tali da proporne l'estensione, a fronte di pari condizioni di attuabilità, in tutto il territorio nazionale.

Punti di interesse a Serra San Bruno

Serra San Bruno

Serra San Bruno deve la sua origine alla venuta del monaco Bruno di Colonia, fondatore dell'Ordine dei Certosini , che dedicò la sua vita alla ricerca di Dio in silenzio e in solitudine e ricevette in dono dal Conte Ruggiero il Normanno i territori che oggi sono geograficamente individuati come altopiano delle Serre Calabre, per la costruzione del suo eremo, la Certosa di Santo Stefano del Bosco, primo monastero d'Italia e secondo in Europa dopo quello di Grenoble, in Francia.

Il paese è formato dal centro storico, chiamato Terravecchia e da Spinetto, quartiere più nuovo del primo perché costruito dopo il terremoto del 1783, che aveva distrutto buona parte del centro storico, rendendolo fatiscente e perciò denominato "terra vecchia" e alcuni edifici del monastero, tra i quali la chiesa conventuale certosina, di cui oggi rimane solo la cinquecentesca facciata in granito a testimonianza della grandezza che il tutto monastero possedeva.

La successiva ricostruzione del paese fu dovuta anche alla presenza di artigiani del legno, del granito e del ferro battuto richiamati nei secoli a Serra dalla presenza della Certosa; infatti, furono proprio questi maestri d'arte che sfruttarono le risorse di cui la zona era ricca, il legno, il ferro e il granito, per la creazione di opere d'arte che servivano per l'abbellimento delle chiese e del paese. Le chiese di Serra, infatti, conservano numerose testimonianze del glorioso passato artistico di questo bellissimo paese.

La vera attrattiva di Serra, oltre ai luoghi di San Bruno, sono le bellezze naturali. Il comune è caratterizzato dalla presenza di numerose specie vegetali tra cui le più diffuse sono: il faggio, il castagno e l'abete bianco, con esemplari di piante gigantesche, secolari, che formano un manto forestale molto fitto. Tra le abetine più belle abbiamo quelle del grande Bosco di Archiforo, e quelle del Bosco di Santa Maria.

Il territorio boschivo, facente parte del Parco Naturale Regionale delle Serre è attraversato dal "Sentiero Frassati". Altro luogo di interesse naturalistico è anche la località Rosarella famosa per il suo laghetto.

Parco delle Serre. Museo del Legno.
Parco delle Serre. Museo del Legno.